“Mi interessa il rapporto con la realtà perché osservo i dati che essa mi offre, con l’intenzione di assecondare la loro natura e il loro linguaggio, ma non solo. Gli elementi sono in genere dei pretesti cioè forme e a volte anche simboli, generalmente inconsci. Scelgo di esprimere un messaggio di semplicità pacato e riflessivo, ma non tormentoso o crepuscolare. L’atmosfera nel quadro deve esprimersi in una “pittura del silenzio”, senza clamori o eccessi. Se lo spazio pittorico può avere una vita a se stante, può uscire dalla convenzione temporale e indagare un momento di quel tempo che non vorrei veder scorrere. Il colore vuole uscire dalle forme e condurre a una parziale astrazione: compromesso per ridurre il richiamo alla materia. Ricerco per confrontare tensioni contrapposte, semplicità e complessità quindi rigore formale e dissolvimento della forma. Nel colore adotto contrasti di complementari di freddo caldo… per rendere un movimento che però si esaurisca all’interno del quadro. Con queste premesse la trasformazione nel divenire di un lavoro non è completamente prevedibile: è bene sia così. Consapevole degli orientamenti della moderna pittura (o fine della pittura’ e dei limiti della tradizione), elaboro nelle mie ricerche un intimo e personale rapporto con l’invisibile realtà.
Diceva Cezanne: “Dipingere non significa semplicemente imitare la natura, bensì creare un’armonia fra diverse relazioni, trasporle in un particolare sistema di toni, sviluppandole secondo le leggi di una logica nuova e originale”.
E per concludere, un pensiero di Matisse: “Chi ha veramente qualcosa da dire, vi è spinto dalla sua emozione, che lo porta a fare la sua opera, in rapporto con le sue individuali qualità”.
Piero Anichini

Cristallizzazioni della memoria
Silvia Ranzi

Artista fiorentino di talento, Piero Anichini crede nella Figurazione di grande tradizione, rivelando una predisposizione innata per l’abilità disegnativa e padronanza nell’ideazione delle forme.
Qualità e priorità in forza delle quali è individuabile un suo riconoscimento nell’alveo della scuola di Annigoni, da cui mutua la commistione tecnica del colore ad olio con tempera all’uovo su tela, raggiungendo effetti di raffinata pastosità e diluizione cromatica. La sua ricerca estetica, in apparenza di facile interpretazione, si presenta composita nelle sue coordinate stilistiche perché abbraccia una sorta di indagine interiore che, pur avvalendosi della presa diretta del reale, subisce il filtro della memoria e al tempo stesso della razionalizzazione del fare pittorico.
Dallo schizzo alla rielaborazione in studio, le visioni paesaggistiche, aderenti al reale, sono comunque libere rivisitazioni dell’artista, che non totalmente appagato dal vero le ritraduce in accordi cromatici trasfigurati in una complementarità di tinte calde e fredde ora intense ora tenui, con risonanze parasimboliche rispondenti ad allusivi rimandi interiori. Dallo spazio esterno Anichini passa a ritrarre ambienti interni, dagli accenti più dichiaratamente introspettivi secondo una rinnovata essenzialità delle forme.
Fanno la loro comparsa grandi stanze, vani spogli dagli arredi appena delineati, avvalorati dalla presenza costante della luce in una ‘profezia rivelatrice’, tesa a disegnare non più uno spazio fisico, ma a mettere a nudo uno spazio esistenziale in cui l’intima inquietudine della ricerca del sé si relaziona. nel dialogo con figure femminili che a volte compaiono alla ‘soglia dell’abitare’:(togliere) i toni si fanno più crudi con ampie campiture, secondo impulsi metafisici del colore. Significativi sono anche gli assemblaggi oggettuali, i cui profili si stagliano silenziosi quali solidificazioni del vissuto, interagenti con la dissoluzione dello sfondo.
Poliedrica e sfaccettata è dunque la ricchezza tematica della produzione di Anichini, la cui originalità consiste nel cristallizzare, attraverso l’appropriazione pittorica, la dimensione naturalistica più autentica e contingente del presente, conferendogli l’universalità più intima dell’ “essere”, secondo la coscienza creatrice della memoria nel desiderio di fermare il tempo.

Simbolismo pittorico
Mario Pierantoni

Nel pur ricco panorama artistico toscano, una tra le espressioni più rappresentative e dense di significato è senza dubbio Piero Anichini, artista fiorentino.
Ha deciso di esprimersi attraverso la non usuale tecnica della tempera all’uovo, che unita all’olio dona alle sue opere i requisiti necessari e indispensabili per alimentare il suo autentico e intenso amore per la natura. Sensibile descrittore, mantiene vivo il dialogo con gli elementi, che osserva con vigile attenzione e costruttiva curiosità. Una resa formale sicura, frutto del suo studio, completa una visione estremamente umana e interessante del mondo che lo circonda e lo ispira.
I suoi sono viaggi onirici, diari pittorici entro i quali scrive di rarefazioni dei paesaggi, storie di uomini e anime, le sue melanconie. I suoi continui richiami pittorici sono silenziosi testimoni di irrazionalità esistenziali, che hanno il potere di annullare il tempo, e ci offrono solitudini e colori rapportati ad immediatezze visive, oggettive o fantastiche. Le sue rappresentazioni sembrano dileguarsi, fuggire nell’infinito come tante visioni di un unico sogno, rivelando tutta la loro potenza e importanza.
II suo simbolismo pittorico è regno di quiete e affinamento spirituale, tra verdi, bruni, gialli, sempre ammorbiditi da luci soffuse, pacate, sottili passaggi tonali, sfumature che decantano il paesaggio, rese manifeste nella loro forma armonica, diventano eterogeneità di temi, dove la pennellata di Anichini sa trovare gli accordi giusti. L’espressione pittorica ha per lui un valore ben superiore alle convenienze commerciali o alla pura esercitazione formale, assistito da una solerzia, una tenacia, e da un continuo misurarsi con gli spazi che lo attorniano. Anichini indaga nell’essenziale per sprigionare la forza sottile dei suoi dipinti. Essi sono personale semplicità, che rende i lavori piacevoli e graditi, forti ed essenziali nello stesso tempo, quasi sempre intimistici.
La padronanza espressiva gli consente di ricreare atmosfere ricche di valori suggestivi, e forse la mai sopita ricerca di serenità e pace, scaturita dal buio dell’essere, è la vera potenza generatrice della sua tavolozza cromatica.
La sensazione della luminosità deriva dalla contrapposizione di luce e ombra e dall’equilibrio delle composizioni, nelle quali è cosciente del diverso valore espressivo del sobrio modulo impaginativo. Piero Anichini è un uomo che ha scoperto la forza e la dolcezza del colore, rendendolo un momento autentico di dialogo e chiarificazione verso se stesso. Poche personalità artistiche possono vantare la serietà dell’impegno, volto al personale miglioramento della sua espressione pittorica e il senso di autocritica e di modestia che traspaiono dalle sue opere. Tutto ciò depone a suo favore, per includere Anichini nella sfera degli artisti più promettenti di questo ultimo periodo.

Adoratore delle immagini
Sabino Formica

Anichini in realtà, mostra in maniera ben visibile il suo tipo di intelligenza artistica, che trae i suoi fondamenti dalla ragione, manifestata e controllata dal colore e dall’esame analitico.
Toscano anche nel profondo, ha fatto sue le atmosfere e le tecniche che furono di Annigoni e la sua scuola. Le sue tempere grasse sembrano voler svelare i moti nascosti dell’anima: le velature delle tinte sono eccezionalmente indicative delle scene rappresentate, che sembrano marcare i dialoghi di vita, visti e assimilati all’ombra della sua raffinata inventiva.
Indubbiamente Anichini può essere definito un “Adoratore delle Immagini”. Un’atmosfera di tranquilla riflessione pervade i suoi paesaggi, che appaiono filtrati da una profonda indagine introspettiva, usati come mezzo per esprimere gli stati d’animo dell’Artista e la potenza dei sentimenti che lo legano agli elementi della Natura.
Nei suoi lavori, il gesto pittorico di Anichini si spezza in brevi cadenze uniformi, e sia nelle rappresentazioni dei paesaggi che nella natura morta o “ Natura sospesa”, come preferisce definirla l’Artista, si avvale della calda e lucente corposità del colore per sottolinearne la vitalità degli accostamenti, facendo altresì risaltare le campiture di fondo perfettamente armonizzate con l’insieme.
Le composizioni dai riflessi evanescenti, evocano nostalgici ricordi vissuti e sofferti, che con il suo personale linguaggio si tramutano in opere di sicuro interesse artistico.

La pittura riflessiva di Piero Anichini
Luciano Fabbri (psicoterapeuta e poeta)

Da molti anni sono amico di Piero Anichini e sto in contatto con il suo dipingere e i suoi dipinti. Questa costante frequentazione mi ha regalato emozioni, riflessioni, sensazioni, intuizioni, ‘scoperte’ che hanno contribuito al mio vivere e all’evoluzione del mio vedere e sentire la vita. Ho osservato la sua iniziale tormentosa ricerca di una tecnica pittorica artistica ‘trasformarsi’, lentamente, in un sereno fluire delle sue potenzialità sino alla mano morbida e sicura che con il pennello crea, nel silenzio e nella musica dei colori, istanti ed eternità di vita; riempie di gioia la possibilità per tutti gli esseri umani di uscire finalmente dall’infinito drammatico conflitto tra regola e libertà, fra assoluto esterno e differenze individuali. Ho partecipato al forte bisogno di Piero a ‘stare nella realtà’ e ascoltare contemporaneamente l’altrettanto potente richiamo a trascendere le apparenze per cogliere e vivere l’interezza della vita, sino ad intravedere nei suoi dipinti di paesaggi e nature morte la delicata e forte integrazione fra ‘materia’ e ‘spirito’, fra visibile – temporale e invisibile – eterno, fra comportamentale e inconscio.
Ho sentito in Piero l’intimo e doloroso dubbio di una ‘scelta’ fra semplicità e complessità, fra affermazione del particolare e fluire nell’universale, sino a scoprire nel suo dipingere deciso e perennemente in ‘ritocco’, nei suoi dipinti originali e comuni insieme, la grandezza del ‘cerchio immobile’ e continuamente in movimento conchiuso nella sua forma e perennemente fluente. La speranza per il futuro è grande perché intuisco il superamento definitivo nell’umanità e nell’universo di ogni forma di opposizione e divisione fino a realizzare una interconnessione universale e consapevole di tutte le ‘cose’, di tutte le creature.

A Piero
Elisabetta Picchi (poetessa)

Vedi bene: ciò che gli altri nomano
felicità è spesso un’insopportabile
sbobba d’abitudine e noia.
Meglio allora la nostra
lieta disperazione di accorti
cultori del bello: meglio
con parole e colori
guardarsi dalla vita
dal suo devastante salmastro
Alla gioia
– poco spendibile parola –
sempre preferendo
il suo illecito intollerabile
rimpianto.

Anima individuale e Anima del mondo
Martin Ruland

La pittura di Piero Anichini ha un suo linguaggio interno, quello degli archetipi che strutturano la natura e che dal dipinto possono far sprigionare una forza irresistibile e una atmosfera inimitabile. Egli cerca di slegarsi dalle coordinate dello spazio bidimensionale, dal figurativo legato ai sensi; così come nell’opera alchemica si tende a separare il sottile dallo spesso, il volatile dal fisso.
Attraverso l’attivazione dell’immaginazione (imaginatio) l’opera di Piero Anichini è comunicazione dell’anima individuale con l’anima del mondo.
Nella sua ricerca l’artista coltiva la facoltà umana di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi, di far scaturire colori e forme, di pensare per immagini, in modo che dalla realtà virtuale tali immagini possano diventare fatti concreti. Controlla tuttavia la propria visione interiore senza soffocarla o lasciarla cadere in un confuso e labile fantasticare, permettendo che le immagini si realizzino in una forma ben definita, autosufficiente, con potere proprio. Così il suo percorso di ricerca continua a estrarre comprensione nuova, di come stanno davvero le cose; estrarre, in altre parole l’oro della presa di coscienza.
Piero Anichini testimonia di partecipare a proprio modo all’opera di liberazione, al Parto della Pietra dei Filosofi, come direbbero gli alchimisti, ancora per tanta parte nascosta nell’ombra della nostra incoscienza.